Il consiglio dei ministri ha approvato il
27 luglio due schemi di decreto legislativo che recepiscono
altrettante direttive comunitarie sull'asilo politico,
definendo lo status di rifugiato e di persona bisognosa di
protezione internazionale ed entrando nel dettaglio delle
procedure. Ora i testi saranno inviati alle Camere per il
parere delle commissioni per poi tornare al governo per
l'approvazione definitiva.
Il min. Amato ha definito l'approvazione dei due decreti
"una questione di civiltà". "L'asilo è uno dei diritti
fondamentali, previsti dall'articolo 10 della nostra
costituzione per chi non può esercitare nel suo Paese la
libertà e altri diritti fondamentali. Noi oggi ci adeguiamo
alle regole minime fissate dalla comunità europea sul
diritto d'asilo, ma così non precludiamo al Parlamento la
possibilità di dettare norme ulteriori che rispettino gli
standard qui fissati".
Stando alle anticipazioni del titolare del Viminale, le
norme approvate danno più tutele a chi si vede respinta la
domanda di asilo o di protezione umanitaria dalle
commissioni territoriali. Chi presenterà ricorso, non potrà
infatti essere espulso fino alla decisione del giudice, che
dovrà arrivare entro tre mesi.
Il ricorso non sospenderà automaticamente l'espulsione solo
quando la permanenza in Italia potrebbe porre problemi di
sicurezza. È il caso ad esempio di cittadini stranieri che
hanno scontato una pena detentiva e una volta fuori di
galera sfruttano la domanda d'asilo per avere un trattamento
privilegiato. Queste persone oltre a presentare ricorso
dovranno chiedere espressamente la sospensione
dell'espulsione e il giudice deciderà caso per caso se
accordarla o no.
La nuova disciplina definisce dettagliatamente le garanzie
procedurali per il richiedente per quanto riguarda il
colloquio personale, l' assistenza da parte di un interprete
ecc, e insiste sull'indipendenza delle commissioni che
esaminano le domande. Queste ricevono solo supporto
logistico e organizzativo dal ministero dell'Interno, che
non può però interferire o indirizzare il loro operato. I
centri di identificazione vengono superati, prevedendo
strutture per l'accoglienza connesse al Sistema di
protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR),
gestito dagli enti locali.
Anche l'Italia adotta il principio del respingimento della
domanda di chi viene da un "Paese sicuro", ma prevede che la
competenza per definire i Paesi sicuri non sia nazionale.
"Ci rimettiamo alla lista europea, che per il momento non
esiste. Il che significa che non c'è la possibilità di
respingere pregiudizialmente una domanda, ma questa va
sempre e comunque esaminata" ha spiegato il ministro
dell'Interno.
fonte www.stranieriinitalia.it
